domenica 31 maggio 2009

GEMMA MASTER’S POSTCOLONIAL FEMINISMS SUMMER SCHOOL

Granada, 29 June – 3 July 2009.
Gemma, the Master’s Degree in Women’s and Gender Studies, opens the period
for enrolment for the Summer School to be held in Granada (Spain) from the
29th of June to the 3rd of July 2009, with 5 ECTS-credits for students of
the Gemma Master’s (for other academic accreditation, please ask for
information). This course is entitled Postcolonial Feminisms, that is to
say, it will focus on studying feminist critical thought created on the
peripheries. That is why special care has been taken to invite teachers
from different countries to participate. They will show us the political
and theoretical diversity of postcolonial feminisms. The course aims to:
get to know and understand postcolonial feminisms and the
gender-culture-imperialism/colonialism relationship; qualify students in
the use of postcolonial feminism’s theory and methods. Special attention
will be paid to providing a command of conceptual resources; providing
students with skills for gender mainstreaming in a globalised world;
developing critical analysis through reflection and debate; knowledge and
use of sources and documentation; multilingualism as a working
environment.
TEACHING PROGRAMME
1. Postcolonial Feminisms: essential concepts
2. Women’s bodies: imagined, fought over, resisting
3. Privileged narratives of Empire: museums, archives and cartographies.
4. Feminisms in Africa
5. The Latin way: colonial systems, geographies and languages
6. Globalisation, migrations and citizenship: feminism and solidarity
Director: Margarita M. Birriel Salcedo (UGR) (email: mbirriel@ugr.es )
Teachers: Lola Sanchez (UGR), Aurora Morcillo (FIU), Andrea Peto (CEU),
Fatima Sadiqi (ISIS), Teresa Barnes (UIL), Pilar Rodríguez (UAL), Wassyla
Tamzali (UNESCO), Mª Ángeles Gálvez (UGR)
MATRICULATION AND INFORMATION:
Instituto de Estudios de la Mujer de la Universidad de Granada, Centro de
Documentación Científica (Rector López Argüeta, s/n), Telephone numbers:
+34 958 248 347; 248 366.
Matriculation period: 15th of May – 20th of June 2009; Price: €60

L'Iran verso le elezioni presidenziali. Politica interna e estera. Tavola rotonda 5 giugno Facoltà di Studi Orientali

In una fase storica nella quale l’Iran sembra porsi sulla scena internazionale
in una nuova veste come possibile importante interlocutore dei paesi occidentali, il dipartimento di Studi orientali e la facoltà di Studi orientali della Sapienza organizzano una giornata di studio sulle elezioni presidenziali in Iran che
si svolgeranno il 12 giugno.
L’incontro si terrà a Roma il prossimo 5 giugno alle 9.30 presso la facoltà di Studi orientali in via Principe Amedeo 182/b.

Per il programma dell'iniziativa, copia e incolla il seguente link:

http://www.fsor.it/annali/2008-9/eventi/Elezioni_Iran.pdf

martedì 26 maggio 2009

Giovedì 28 maggio Università di Roma 3 Facoltà di lettere e filosofia aula 7 ore 17 00

Il tempo delle ronde, la sicurezza e la città nel medioevo prossimo venturo
Il filosofo Giacomo Marramao e lo storico del Medioevo Jean Claude Maire Vigueur a confronto sul tema della sicurezza, e sul ritorno di dispositivi premoderni di organizzazione del territorio quali, appunto, le ormai celebri ronde.

Giovedì 28 maggio Università di Roma 3 Facoltà di lettere e filosofia aula 7 ore 17 00


lunedì 25 maggio 2009

Società Italiana delle Storiche, Firenze - PROGRAMMA

Società Italiana delle Storiche
LA SCUOLA ESTIVA DELLA SIS
30 agosto – 3 settembre 2009
Centro Studi Cisl, via della Piazzola 71, Firenze

in collaborazione con:
Comune di Firenze, Assessorato alla Pubblica Istruzione/Pari opportunità
Provincia di Firenze, Assessorato alle Pari Opportunità
Commissione regionale per le Pari Opportunità
Provincia di Cagliari

Secondo natura/Contro natura
Corpi contesi tra sfera pubblica e relazioni di genere

Naturale/artificiale. Significati etici di una distinzione instabile
CATERINA FERRARI (Università di Firenze)

Il corpo debito. Genere e sessualità nella storia del matrimonio
DOMENICO RIZZO (Università di Napoli l’Orientale)

Forme di famiglia: un’esplorazione antropologica
FRANCESCO REMOTTI (Università di Torino)

La costruzione della coppia in età moderna. Sessualità, matrimonio, concubinato
DANIELA LOMBARDI (Università di Pisa )

La morale della favola: diritto naturale e chiesa cattolica
LUCIANO ZANNOTTI (Università di Firenze)

Tra natura e tecnica. Rappresentazioni e deontologie nella storia del parto
NADIA MARIA FILIPPINI (Società Italiana delle Storiche)


Seminario

Questioni di vita e di morte. I diritti fondamentali
con
MARIA LUISA BOCCIA (Università di Siena)
MONICA TORALDO DI FRANCIA (Università di Firenze)
coordina ANNA SCATTIGNO (Università di Firenze)


Laboratori
con

MAYA DE LEO (Università di Pisa) LAURA SCHETTINI (Società Italiana delle Storiche)
LIANA BORGHI (Università di Firenze)


www.societadellestoriche.it
scuola@societadellestoriche.it

martedì 19 maggio 2009

UN ALTRO OMICIDIO DI STATO A ROMA

Dopo l’assassinio di Soudami (24 anni), il 18 marzo scorso nel CIE di Ponte Galeria, a causa di un arresto cardiaco provocato dalle violenze della polizia e dell’ignavia della croce rossa.
Dopo il suicidio di Nabruka Mimuni (44 anni), nella notte tra il 6 e il 7 maggio sempre nel CIE di Ponte Galeria, in seguito alla notizia della sua espulsione dall’Italia, dove viveva da 20 anni.
La storia di MANSOUR Mohammed (29 anni), scappato dall’inferno afgano e venuto in Italia (proprio uno dei paesi che dalle sue parti esporta democrazia!!!) in cerca di asilo, pace e lavoro.
Ha avuto riconosciuto lo status di rifugiato politico ma ...lavoro, casa, una vita dignitosa, si sono rivelati solo un sogno … come per molti altri in questo paese. Poi il 9 Aprile 2009 Mansour si ammala, ha sempre mal di testa e le pillolette del medico di base, prescritte senza nemmeno fare un accertamento, non fanno passare il dolore continuo e persistente. Mansour è sempre stanco e dolorante e decide di andare all’ospedale Sant’ Andrea. Lo ricoverano, gli fanno frettolosamente una TAC e poi via, scaricato in un reparto qualsiasi, abbandonato dove c’è un posto letto. Passano i giorni e non succede nulla, nessuno si cura di un paziente che nessuno cerca, che parla una lingua incomprensibile, che non è devoto alla chiesa di turno. Gli amici preoccupati lo rintracciano a fatica dopo 8 giorni dal ricovero. Mansour sta sempre peggio, sragiona, ma i medici continuano a dire che non è nulla di grave, convinti che si tratti sicuramente di una patologia psichiatrica. Nessuna umiltà da parte degli scienziati della medicina. Loro sanno, loro capiscono, loro decidono…Mansour e i suoi amici sono italiani e stranieri senza potere. Mansour viene curato solo con sedativi e ormai sono passati 11 giorni dal ricovero. Cade in coma. E finalmente si accorgono che sta male sul serio. Diagnosi: meningite di tipo tubercolare chiuso. Lo rianimano, ma ormai le lesioni cerebrali saranno permanenti. Mansoor non c’è più. O meglio c’è il suo corpo ferito. Ma i suoi occhi, la sua speranza di vita migliore sono ormai perduti. Anche se si dovesse svegliare dal coma è facile intuire che nulla sarà come prima per lui e i suoi amici. E sarebbe bastato solo intervenire prima, con alcuni antibiotici e un po’ di umanità in più. Ma Mansoor è straniero, povero, solo. E in questa società razzista, xenofoba e classista questo è più che sufficiente per essere prima ucciso e poi dimenticato nel silenzio. Nel frattempo Governo e Regioni sono impegnati nella discussione del nuovo “Patto per la Salute”. Il governo ridurrà ancora il finanziamento dello Stato alle Regioni per il Servizio sanitario nazionale. L'ultima manovra finanziaria prevede infatti tagli per 5 miliardi di euro in due anni e questo rischia di far saltare anche i livelli essenziali di assistenza. In questo quadro generale non interessa sapere quale medico abbia sbagliato, non servono nomi da gettare in mano alle forche mediatiche per la propaganda elettorale. Questo, con i loro lutti di circostanza, lo facciano gli sciacalli dei partiti, della croce rossa, delle cooperative che fungono da luoghi di scambio tra posti di lavoro e voto. Non sarà un medico in meno a cambiare o invertire la tendenza della società capitalista ad ucciderci di o in assenza di farmaci, di lavoro o nei lager di stato.

PER UNA SOCIETA’ SENZA CONFINI,
SENZA SFRUTTATI NE’ SFRUTTATORI

COMITATO DI LOTTA QUADRARO
NON TACERE
R.A.M.I.

venerdì 15 maggio 2009

Ciclo di seminari contro il pacchetto sicurezza. Roma Tre.



"Biopolitiche della sicurezza. Disciplinamento, controllo e produzione dei corpi nel nuovo paradigma securitario"


Il terzo incontro del ciclo che abbiamo dedicato all'analisi del tema del sicurezza avrà come linea guida quella della biopolitica. Dopo aver trattato il tema della sicurezza con una prospettiva legata agli studi di genere nel primo incontro e dopo aver problematizzato la cittadinanza nel secondo incontro, questa volta si tenterà di mettere in luce l'aspetto biopolitico dei dispositivi securitari con particolare riferimento, come sempre, alle proposte del governo contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza". Sarà quindi un discorso volto ad evidenziare possibili analisi foucaultiane per i nuovi tentativi di disciplinamento e controllo dei corpi.
L'appuntamento è martedì 19, come sempre nell'aula 7 autogestita della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma 3, alle 16.30.

domenica 10 maggio 2009

09.05.09 Lo sciopero e il funerale

da Indymedia.roma, cronaca, commenti, testimonianze

Prosegue lo sciopero della fame dentro alle gabbie del Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, a Roma, sia nel settore delle donne che in quello degli uomini, a due giorni dalla morte di Nabruka. Non compattissimo, ma prosegue, ed è un segnale importante, soprattutto in un Centro che non è mai stato in prima fila né per rivolte né per evasioni e neanche per lotte continuative. Dal canto loro, la polizia e la Croce Rossa tentano di arginare questa mobilitazione minacciando chi, secondo loro, tiene i contatti con i solidali fuori e con l’informazione.
Intanto, emergono nuovi dettagli sul ragazzo che, ieri, si era rotto la gamba dentro alla Centro. Era salito su un tetto per riuscire a veder passare per l’ultima volta la sua amica Nabruka - come ad un funerale dentro alle gabbie. Una volta lassù, però, è stato preso dalla disperazione ed è caduto.
Non lasciamoli soli ad affrontare minacce e disperazione. Lottiamo al loro fianco.

Solo una precisazione:
Inserito da (A)nonimo (.) il Sab, 09/05/2009 - 20:29

"...soprattutto in un Centro che non è mai stato in prima file né per rivolte né per evasioni e neanche per lotte continuative..."
Il lager di ponte galeria è considerato il più duro e repressivo (con 50 unità della folgore) e spesso, per minacciare i reclusi in rivolta o in sciopero della fame in altre città, quelli della Croce Rossa gli hanno detto: "guarda che se continui così ti mandiamo a ponte galeria!"
nessuna galera nessuna frontiera
solidarietà ai/lle reclusi/e nei cie e nelle galere e gabbie di ogni sorta

Non è vero che si era arrampicato sul tetto…
Inserito da Anarchico (.) il Sab, 09/05/2009 - 21:38

Non è vero che si era arrampicato sul tetto, lo hanno detto solo per giustificare il pestaggio, ecco la testimonianza diretta su radioblackout:

http://www.autistici.org/macerie/?p=15103

Solidarietà indiscriminata alle detenute e ai detenuti!

venerdì 8 maggio 2009

08.05.09 Prostituta romena rimpatriata, è la prima volta a Roma


da Il Messaggero, di LUCA LIPPERA

Rimpatriata, ancorché cittadina europea, perché senza lavoro e senza documenti. Una giovane romena che si prostituiva sulla Tiburtina è stata rimandata nel Paese d’origine seguendo un percorso giuridico finora mai applicato. Ieri la donna, identificata e multata più volte durante i pattuglioni periodici delle forze dell’ordine, è stata imbarcata dalla polizia su un aereo della Tarom, la compagnia di bandiera di Bucarest, che l’ha riportata in patria. La proposta di allontanamento arrivava dalla Questura: il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, l’aveva accolta e trasformata in decreto esecutivo. Ma l’immigrata aveva ignorato l’ordine di allontanarsi dall’Italia e a quel punto è scattata l’operazione forzosa.
La romena, in attesa del nulla osta al decreto da parte del Tribunale, è stata trattenuta nel Cie (Centro Identificazione ed Espulsione) di Ponte Galeria. Ieri l’accompagnamento all’aeroporto di Fiumicino e il volo per Bucarest. La donna, in teoria, potrebbe rientrare in Italia in qualsiasi momento. Ma a quel punto dovrebbe mettere in conto un processo penale e una possibile pena detentiva per inosservanza all’espulsione. Scatterebbe, in caso di nuovo “fermo”, anche il divieto di re-ingresso Italia per alcuni anni. «La misura adottata nota la Questura è un ulteriore strumento per rendere più efficace l’ordinanza del sindaco di Roma contro il fenomeno della prostituzione». Vendersi non è un reato. Il provvedimento adottato dal Prefetto il primo a Roma di questo tipo colpisce di fatto le ragazze che lavorano per strada pur non potendo contestare loro nulla sotto il profilo penale.
La giovane romena, di 26 anni, originaria di una delle aree più povere del Paese, non si era mai registrata all’anagrafe in Italia. Anche questo dettaglio ha pesato sulla decisione di allontanarla. «In questo modo fa notare un funzionario di polizia ci troviamo di fronte a persone ancora più incontrollabili. Non solo non hanno alcun lavoro, non solo hanno spesso documenti falsi ma non avendo un domicilio “ufficiale” diventa estremamente difficile rintracciarle». Il provvedimento è in sostanza un riadattamento del vecchio “Foglio di Via”. Il quale comportava il divieto di dimorare in una certa località, mentre in questo caso si estende l’obbligo a tutto un Paese.

08.05.09 Commenti rilasciati dal sindaco di Roma e da esponenti di altri partiti circa il rimpatrio della prostituta romena

da Il Messaggero, di Fabio Rossi

«Il rimpatrio della prostituta romena, mai registrata all’anagrafe, senza alcun mezzo di sostentamento al di fuori della prostituzione, è un importante passo in avanti nella lotta alle situazioni di clandestinità e di illegalità, nell’ottica di migliorare il rispetto della sicurezza di tutti i romani e le condizioni di vita degli stranieri che vogliono vivere e lavorare onestamente a Roma». Il sindaco Gianni Alemanno commenta favorevolmente l’operazione della questura di Roma, che ha rimpatriato una prostituta romena per motivi di pubblica sicurezza.
Alemanno si congratula con la polizia «per la mirata ed efficace attività di contrasto alla prostituzione portata avanti giorno dopo giorno e che contribuisce a restituire ai romani una città più sicura e vivibile». E lancia un appello al Governo, «perché nel disegno di legge sulla sicurezza pubblica, in questi giorni in esame alla Camera, venga aumentata la pena edittale (quella prevista dalla relativa norma del codice penale, ndr) a non meno di tre anni anche per i cittadini comunitari già rimpatriati o che rientrano in Italia». Allo stato attuale, infatti, «la pena di un anno in caso di reingresso non permette l’arresto facoltativo, e il contrasto alla prostituzione deve essere condotto, invece, con misure efficaci, che permettano alle forze di polizia di operare con incisività senza spreco di soldi né di tempo - aggiunge il sindaco - La possibilità dell’arresto costituirebbe un efficace deterrente».
A questo proposito, il Campidoglio ricorda il bilancio dei primi otto mesi dell’ordinanza anti-prostituzione firmata da Alemanno, che colpisce la prostituzione di strada, con multe anche per i clienti. Complessivamente, in 225 giorni sono state elevate 4.507 multe, di cui 3.382 a prostitute e 1.125 ai clienti. Le persone controllate sono state 3.217, 58 le prostitute minorenni sottratte alla strada. Ma secondo Cecilia Fannunza (Pd), consigliere del VII Municipio con delega alla sicurezza, «ormai nell’area della Togliatti è tutto tornato come prima: le prostitute sono diminuite soltanto in piazzale Pino Pascali, mentre sono addirittura aumentate nell’area di via dei Larici, come in quelle di via Emilio Longoni e via dell’Omo».
Critica la reazione dell’assessore provinciale alla cultura, Cecilia D’Elia: «È demagogia reputare il rimpatrio di una donna “mai registrata all’anagrafe, senza alcun mezzo di sostentamento al di fuori della prostituzione” un evento che aumenta la sicurezza dei romani, come sostiene il sindaco Alemanno - sottolinea D’Elia - È un provvedimento disumano, frutto di una società che confonde il decoro con la sicurezza, che esclude senza programmare nessun vero percorso di reinserimento». Fabio Sabbatani Schiuma, coordinatore regionale del Movimento per l’Italia, chiede invece di «rispedire a casa i delinquenti romeni e gli zingari di cittadinanza romena che sfruttano i bambini: il sindaco Alemanno passi dalle parole ai fatti e solleciti la Prefettura». E Dario Nanni, consigliere comunale del Pd, si domanda «quali siano stati gli interventi di questa giunta contro gli sfruttatori di ragazze, spesso anche minorenni arrivate in Italia e costrette a prostituirsi».

giovedì 7 maggio 2009

07.05.09, Nabruka Mimuni stanotte si è uccisa nel Cie di Ponte Galeria.

Nella notte, nel Cie di Ponte Galeria è morta una detenuta tunisina. Si chiamava Nabruka Mimuni e aveva 44 anni. Ieri sera le hanno comunicato che sarebbe stata espulsa e questa mattina le sue compagne di cella l'hanno trovata impiccata in bagno. Da quel momento le recluse e i reclusi di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestare contro questa morte, contro le condizioni disumane di detenzione, contro i maltrattamenti e contro i rimpatri. Nabruka lascia un marito, e un figlio. Era in italia da più di 20 anni. È stata catturata due settimane fa dalla polizia mentre era in coda in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

Se dobbiamo dare un nome a chi l'ha uccisa, non basterebbero le poche righe che abbiamo a disposizione. Del resto, almeno qualche nome di questa lista lo conoscete già: intanto il ministro Maroni, che questa mattina si vantava della gente deportata in Libia senza neanche passare dai porti italiani; poi il partito del Ministro, e tutto il suo governo, che si apprestano a portare di nuovo a sei mesi il tempo di reclusione nei Centri di identificazione ed espulsione; e ancora la
Croce rossa italiana, che gestisce il centro di Roma Ponte Galeria e diversi altri lager in Italia; e giù giù, tutte le brave persone che applaudono alle retate, che si radunano nelle strade ad urlare
"espulsioni, espulsioni!" e che sputano rancore ad ogni passo.

Ascolta l'intervista ad una sua compagna di cella raccolta da Radio Blackout di Torino:
http://piemonte.indymedia.org/article/4879

(http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2009/diretta_cie_roma.mp3)

Nel frattempo stanno per approvare il pacchetto sicurezza con il reato di clandestinità e il prolungamento della detenzione per gli immigrati fino a sei mesi.

Copio qui un commento di Fulvio Vassallo Paleologo al rimpatrio forzato degli immigrati che sono stati dirottati in Libia senza che fosse stata verificata ne' la provenienza ne' la eventuale necessità di richiesta di rifugio politico:

"Il ministro Maroni è riuscito a deportare in Libia, da dove erano partiti, i migranti soccorsi ieri nel Canale di Sicilia. Anche se tra loro c’erano 40 donne e un numero imprecisato di minori, già vittime di abusi in quel paese. E’ il prezzo della «sicurezza».

Si è quindi riusciti a «forzare» il protocollo di intesa tra Italia e Libia del dicembre 2007, con Prodi al governo, poi ripreso dagli accordi sottoscritti a Tripoli nell’agosto del 2008 da Gheddafi e Berlusconi e ratificati dal Parlamento a febbraio scorso con il voto favorevole del Pd.
Siamo arrivati ai respingimenti «sommari» in mare, vietati dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra e dall’art.3 della Convenzione europea dei diritti umani. E’ irrilevante per il governo che ad attraversare la Libia siano soprattutto potenziali rifugiati.

Maroni sbaglia quando dice che questa operazione non ha precedenti.
Nel 2005 l’Italia era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio perché aveva effettuato respingimenti collettivi, con voli militari e charter da Lampedusa a Tripoli e Misurata, dei migranti sbarcati a Lampedusa dall’ottobre del 2004.
Nei mesi successivi l’Italia aveva finanziato voli di deportazione dalla Libia verso i paesi di origine.

Con questa nuova operazione di «rimpatrio», ci sono tutti gli estremi per una nuova denuncia alla Commissione europea. Occorre fare presto. Perché le partenze continuano e continueranno, come è confermato anche oggi dallo sbarco sulle coste siciliane di un elevato numero di migranti, fuggiti prima dell’arrivo della polizia. Proprio mentre le motovedette della Guardia costiera della Finanza riconsegnavano alla polizia libica i 224 naufraghi «recuperati»."

domenica 3 maggio 2009

Bloccata Porta Maggiore contro i CIE e per Salah Souidani, l'algerino trovato morto a Ponte Galeria

Bloccata questa mattina verso le 8 e 30 per alcuni minuti Porta Maggiore. Il gesto per esprimere solidarietà con gli immigrati presenti nei Centri di Identificazione ed Espulsione di tutta Italia e per Salah Souidani, morto nel CIE di Ponte Galeria a Roma

di Redazione - 24/03/2009

Un piccolo corteo ha comunicato con striscioni, fumogeni e volantini la propria solidarietà con le persone che vivono nei Centri di Identificazione ed Espulsione di tutta Italia e per Salah Souidani, morto nel CIE di Ponte Galeria a Roma.

Di seguito il volantino distribuito (fonte Indymedia):

La mattina di giovedì 19 marzo, all'interno del "Centro di Identificazione ed Espulsione" (CIE, ex CPT) di Ponte Galeria a Roma, viene trovato morto l'algerino Salah Souidani.
Dopo aver accusato un malore gli sono state negate le cure, e dopo aver subito un pestaggio, accompagnato dall'ordinaria dose di insulti razzisti, è stato trascinato di peso nella camerata e lì lasciato morire (come testimoniato dai suoi compagni di detenzione).
Sappiamo che le consuete menzogne dei comunicati ufficiali vorrebbero nascondere la scomoda realtà della gestione brutale di questi lager, di cui Salah purtroppo non è la prima vittima.
Non crediamo alle presunte "cause naturali" della sua morte, riportate nel referto medico della Croce Rossa italiana (responsabile della gestione di questo centro e di altri in Italia), e la riteniamo non una tragica fatalità, ma la diretta conseguenza delle politiche di sterminio del razzismo di stato.
La Croce Rossa, così come nelle cosiddette "guerre umanitarie" gestisce il business dei profughi e dei feriti, imponendo la pace armata degli eserciti, nei lager di stato del "Belpaese" rende possibile il lavoro sporco di altri assassini in divisa (quella della polizia) con un silenzio complice ed accondiscendente.
Da giovedì scorso tutti/e i/le reclusi/e di Ponte Galeria sono in sciopero della fame, mentre in altri CIE italiani (da Torino, a Bari, a Lampedusa, a Bologna) da settimane si susseguono rivolte e gesti di disperazione di vario tipo: chi si è tagliato con delle lamette, chi ha ingerito delle batterie, chi si è cucito le labbra, chi è in sciopero della fame e della sete, chi ha dato fuoco al lager in cui era rinchiuso.
A tutti loro va la nostra solidarietà, nella convinzione che la loro lotta per la libertà, contro le istituzioni carcerarie che mostrano il vero volto della democrazia, sia anche la nostra.

Ponte Galeria, 20 marzo 2009, muore un algerino nel Centro di Identificazione e Espulsione

Gli altri immigrati: "Si è sentito male la sera prima. La polizia l'ha picchiato e aveva la faccia gonfia, i piedi e le mani blu". Il direttore: "E' morto per un arresto cardiocircolatorio". Il Viminale apre un'indagine

di Redazione - 20/03/2009

Un immigrato algerino di 42 anni è morto ieri in una camerata del CIE (Centro identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria. Ad accorgersi del decesso dello straniero sono stati gli altri immigrati che hanno avvertito la polizia.

A “certificare” la morte è stata la Croce Rossa sollecita dalla Polizia. Causa della morte sarebbe stato “un arresto cardiocircolatorio” e così è stato scritto sul certificato. Le polemiche però sono esplose non appena si è saputa la notizia, con versioni differenti rispetto a quella ufficiale della Croce Rossa.

Un immigrato presente nel centro, intervistato da Radio Popolare ha però detto che l'immigrato sarebbe stato picchiato. “Quell'uomo la sera prima si è sentito male”, ha detto l'immigrato. “Aveva male allo stomaco ed hanno chiamato la Croce Rossa per vedere cosa c'era, ma la polizia ha fatto dei problemi. La polizia lo ha picchiato, non lo so con cosa, poi lui è tornato in stanza. Oggi lo hanno trovato morto. Aveva la faccia gonfia, i piedi e le mani blu".

A stretto giro è arrivata la replica del direttore del CIE di Ponte Galeria fabio Ciciliano che ha detto che morte dell'algerino sarebbe avvenuta durante la notte, smentendo che sia avvenuta a causa delle percosse. "L'uomo non è stato picchiato dalla polizia”, ha detto Ciciliano. “La causa del decesso è un arresto cardiocircolatorio. L'uomo era un tossicodipendente".

La polizia ha già consegnato una prima informativa di quanto avvenuto al pm della procura di Roma, Vittoria Bonfanti che, come di consuetudine, ha disposto l'autopsia e gli esami tossicologici che saranno effettuati al policlinico Gemelli.

Dopo le richieste di chiarezza giunte dal presidente del consiglio regionale del Lazio Nieri, dal segretario cittadino del PD, Milana, e dal deputato PD – Radicali Rita Bernardini, nella serata di ieri il ministero dell'Interno ha disposto un'indagine amministrativa per chiarire le circostanze e i fatti avvenuti anche in relazione al rispetto delle regole cui è tenuto il gestore del centro.

"Si tratta”, spiega il Viminale, “di una prassi doverosa già attuata in altre tragiche circostanze, nel rispetto dell'autonoma valutazione dell'autorità giudiziaria".